Testimonianza di un giovane e attivista eritreo: Abraham Tesfai
Domenica 27 settembre 2026 la Chiesa celebra la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Papa Leone XIV ha scelto come titolo del suo Messaggio «Anche uno solo di questi bambini» (cfr Mt 18,5), riprendendo le parole di Gesù: chi accoglie un bambino nel suo nome, accoglie Lui stesso. Un tema che quest’anno sposta lo sguardo su chi, tra le persone in movimento, è più fragile e più esposto: i minori.
Le parole per capire
Prima di entrare nel tema di quest’anno, vale la pena chiarire alcuni termini che nel linguaggio comune vengono spesso confusi, ma che indicano condizioni giuridiche molto diverse tra loro.
- Migrante: chi si sposta dal proprio Paese o dalla propria regione di residenza, per motivi di lavoro, studio, famiglia, o per fuggire da guerre e persecuzioni.
- Sfollato interno: chi è stato costretto a fuggire dalla propria casa per una guerra, una persecuzione o una catastrofe, ma senza attraversare un confine internazionale; giuridicamente resta cittadino del proprio Paese, pur avendo perso tutto ciò che aveva.
- Apolide: chi non è riconosciuto come cittadino da nessuno Stato, una condizione che rende ancora più difficile l’accesso a diritti fondamentali come l’istruzione, la salute o un semplice documento d’identità.
- Richiedente asilo: chi ha presentato domanda di protezione internazionale in un paese diverso dal proprio e attende una decisione della Commissione Territoriale competente; nel frattempo ha diritto a un permesso di soggiorno provvisorio, da rinnovare periodicamente. In Italia questo diritto è garantito dall’art. 10, comma 3 della Costituzione, la base costituzionale del diritto d’asilo.
L’esito positivo di questa domanda porta al riconoscimento di:
- Rifugiato (status di asilo): riconosciuto a chi, nel proprio Paese, ha subito persecuzioni individuali per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale. Chi ottiene questo status non potrà più usare il proprio passaporto, ma riceve un documento di viaggio che gli permette di spostarsi ovunque, tranne che nel Paese d’origine.
- Protezione sussidiaria: riguarda chi non riesce a dimostrare una persecuzione individuale, ma correrebbe comunque un grave rischio personale se tornasse in patria.
- Protezione temporanea: concessa in caso di afflusso improvviso e massiccio di persone provenienti da uno stesso Paese, come avvenuto per chi è fuggito dall’Ucraina.
Sono distinzioni tecniche, ma tutt’altro che astratte: da esse dipendono diritti molto concreti, dall’accesso al lavoro alla possibilità di riunirsi alla propria famiglia, fino alla libertà di movimento.
Non un numero, ma un volto
È proprio da qui che parte la riflessione di Papa Leone XIV: davanti ai minori coinvolti nei flussi migratori — bambini che fuggono da guerre, povertà, violenze o catastrofi ambientali, spesso separati dai genitori o segnati da traumi lungo il tragitto — il Vangelo non permette calcoli. «Anche uno solo» ricorda che ogni bambino porta in sé una dignità infinita, perché immagine di Dio. Il Papa rilancia così un appello che riguarda tutti, su più livelli: la vita personale, chiamata a superare l’indifferenza verso chi rischia di diventare solo un dato statistico; la vita delle comunità cristiane, invitate a trasformare l’accoglienza da gesto occasionale a prassi stabile; il dialogo tra le religioni, unite dalla stessa responsabilità condivisa verso i più piccoli; le istituzioni civili, chiamate a mettere sempre al primo posto l’interesse superiore del minore.
Perché una giornata dedicata
La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato non è una ricorrenza recente: nacque nel 1914 per volontà di Papa Benedetto XV, a sostegno degli emigranti italiani che partivano in cerca di lavoro; nel 1952 divenne un appuntamento mondiale, esteso nel 2004 anche ai rifugiati. Il suo scopo, allora come oggi, resta lo stesso: tenere viva un’attenzione che rischia sempre di spegnersi, travolta dall’abitudine o dalla stanchezza di notizie che si ripetono. Fermarsi un giorno all’anno per interrogarsi su come accogliamo chi arriva da lontano significa non lasciare che i grandi numeri ci rendano ciechi davanti alle singole storie.
Uno sguardo sui numeri
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Secondo l’ultimo Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, all’inizio del 2025 i migranti internazionali nel mondo erano stimati in 304 milioni, più del doppio rispetto al 1990, mentre sfollati e rifugiati avevano raggiunto la cifra record di oltre 123 milioni. In Italia i cittadini stranieri residenti superano i 5,4 milioni, quasi il 10% della popolazione, e contribuiscono in modo decisivo a sostenere la natalità e l’occupazione del Paese: basti pensare che, nel 2024, oltre un neonato su cinque aveva almeno un genitore straniero. Lo stesso Rapporto invita a guardare con fiducia ai giovani di origine straniera, nati altrove o già cresciuti in Italia, come a testimoni di speranza: non semplici beneficiari di percorsi di accoglienza, ma protagonisti di un futuro comune, a condizione che vengano davvero ascoltati e valorizzati, e non solo tollerati.
Un invito a non voltarsi dall’altra parte
Celebrare questa Giornata, allora, non è un rito che si esaurisce in ventiquattro ore. È l’occasione per allargare lo sguardo oltre le nostre giornate, informarci con cura, evitare le semplificazioni che spesso accompagnano il tema dell’immigrazione, e magari sostenere concretamente chi lavora ogni giorno nell’accoglienza. «Anche uno solo di questi bambini» è un invito importante, che il Vangelo ci spinge ad ampliare ad ogni fratello e sorella: è forse da qui che vale la pena ripartire, il 27 settembre e nei giorni che seguono.
Per orientarsi tra i dati
Il dibattito pubblico sull’immigrazione tende a concentrarsi quasi esclusivamente sugli sbarchi via mare, che però rappresentano solo una parte minoritaria degli ingressi in Italia. Nel 2024 l’Istat ha registrato 290.119 nuovi permessi di soggiorno rilasciati a cittadini extracomunitari, per lavoro, famiglia, studio, asilo e altri motivi; nello stesso anno le persone giunte via mare sono state, secondo i dati del Ministero dell’Interno, 66.617 — un dato rimasto sostanzialmente stabile anche nel 2025 (66.296). La maggior parte degli ingressi avviene dunque attraverso i confini terrestri e gli aeroporti, spesso con un visto regolare — turistico, di lavoro, di studio o per motivi familiari — che in alcuni casi viene poi lasciato scadere.
Per chi desidera consultare i dati aggiornati, alcuni strumenti utili:
- Ministero dell’Interno, dati su sbarchi e accoglienza dei migranti: interno.gov.it/it/stampa-e-comunicazione/dati-e-statistiche/sbarchi-e-accoglienza-dei-migranti-tutti-i-dati
- Portale Integrazione Migranti, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: integrazionemigranti.gov.it/it-it/
Giovani, lavoro, scuola: un contributo che spesso non si vede
Al di là dei numeri sugli arrivi, i dati sulla presenza straniera ormai stabile in Italia raccontano un’altra storia, meno raccontata. Nel 2024 gli occupati stranieri hanno superato i 2,5 milioni, pari a oltre un decimo del totale, e in alcuni settori — come l’agricoltura, dove dal 2010 i lavoratori stranieri sono raddoppiati — la loro presenza è ormai indispensabile. Nelle scuole italiane, nell’anno scolastico 2023/2024, gli alunni con cittadinanza non italiana erano oltre 910mila, l’11,5% del totale: nella grande maggioranza dei casi, ragazze e ragazzi nati e cresciuti in Italia, italiani di fatto anche se privi della cittadinanza formale. Anche la natalità ne risente in modo significativo: nel 2024 oltre un neonato su cinque aveva almeno un genitore straniero, un contributo silenzioso ma decisivo di fronte al calo demografico del Paese. Accanto a questi segnali positivi restano criticità reali — dalla povertà più diffusa tra le famiglie straniere alle difficoltà di accesso alla casa — che il Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes invita a non sottovalutare, proprio mentre chiama i giovani di origine straniera «testimoni di speranza» per il futuro comune del Paese.
Una presenza che arricchisce anche la fede
C’è infine un aspetto che riguarda più da vicino le nostre comunità cristiane. Tra gli stranieri residenti in Italia, secondo le stime più recenti, i cristiani restano la maggioranza assoluta (51,7%): oltre un milione e mezzo sono ortodossi, in gran parte di origine romena, e circa 900mila sono cattolici, provenienti soprattutto da Filippine, Perù, Albania e Polonia. Accanto a loro, una comunità musulmana in crescita (31,1%) e minoranze di altre fedi. Non è un dettaglio statistico: nelle nostre parrocchie e nelle nostre opere, i migranti sono già oggi fratelli e sorelle nella fede, spesso portatori di una religiosità vissuta con un’intensità che può essere di stimolo per intere comunità, a fronte di un contesto italiano segnato da un progressivo allontanamento dalla pratica religiosa. È un motivo in più per vivere l’accoglienza non come semplice gesto di solidarietà verso chi viene da fuori, ma come un’occasione di incontro e di reciproco arricchimento nella fede.
Il percorso di chi chiede protezione
Vale la pena aggiungere qualche dato su cosa significhi, in pratica, essere un richiedente asilo. Nel 2024 in Italia sono state presentate 151.120 domande di protezione internazionale; le Commissioni Territoriali ne hanno esaminate 78.565, respingendone il 64,1%. Chi riceve un diniego può fare ricorso al Tribunale e, nell’attesa — che oggi dura mediamente circa tre anni — ha diritto a un permesso di soggiorno provvisorio, da rinnovare ogni sei mesi. È un percorso lungo, spesso segnato dall’incertezza: aiuta a capire perché, dietro ogni pratica burocratica, ci sia l’attesa di una persona che non sa ancora se potrà restare.
di Simone Digregorio, Fondazione Caritas Solidarietà e Servizio ETS (Como)
Fonti
- Leone XIV, Messaggio per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, 11 agosto 2026.
- Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, XXXIV Rapporto Immigrazione 2025 «Giovani, testimoni di speranza».
- Istat, Cittadini non comunitari in Italia — Anno 2024, 28 ottobre 2025.
- Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, cruscotto statistico sugli sbarchi.