Mi presento… sono Alessio Arbizzani, guida ambientale escursionistica. Per professione accompagno le persone in natura, in ambiente, per far loro apprezzare e conoscere le bellezze che ci sono, a volte nascoste, a volte evidenti, ma che celano curiosità e particolarità che spesso sono sconosciute o semplicemente vengono trascurate. Dal 2018 ho ideato due realtà che camminano assieme a me e accolgono le mie proposte: il Samac Trekking, gruppo legato alla parrocchia di Santa Maria della Carità di Bologna e Appennino delle Meraviglie che ho realizzato dopo essere diventato guida all’inizio del 2023.
Ma facciamo qualche passo indietro…
Sin da quando nasciamo, consapevoli oppure no, tutti noi siamo in cammino. Ognuno di noi ha il suo, anche se spesso il tragitto viene condiviso e siamo affiancati da altri per un periodo di tempo più o meno lungo.
A volte si cammina più veloci, a volte più lentamente, a volte con maggior intensità, a volte più tranquillamente, a volte troviamo intoppi o abbiamo bisogno di una pausa, di una sosta per recuperare le energie.
Tutto questo sembrerebbe non centrare nulla con quella che è la mia passione, poi diventata il mio lavoro, ma per la verità se ci pensiamo bene esiste sempre un parallelismo tra quello che succede nella nostra vita e quello che accade quando siamo in passeggiata, in escursione su di un sentiero o in cammino anche per mete turistiche.
Quando siamo su un sentiero, ci può capitare di arrivare ad un bivio e non sapere quale strada prendere, questo forse non è simile a quando magari nella nostra vita siamo davanti a una scelta importante e non sappiamo quale sia la cosa migliore da fare? Oppure sul cammino possiamo incontrare delle forti salite che ci fanno faticare di più dove dobbiamo mettere più energie ed impegno, questo non è forse simile nella nostra vita quando magari dobbiamo superare o affrontare delle difficoltà che ci mettono duramente alla prova? E così via si potrebbero trovare infinite analogie.
Lo so sono partito dalla fine, ma era giusto per dare un senso anche a quello che sto per raccontarvi perchè questo è il riassunto, il filo conduttore che ritrovo sempre durante le mie esperienze di cammino e nello specifico di quello di montagna.
Sin da bambino ho frequentato ambienti montani soprattutto dell’appennino, ero quindi abituato a vedere e osservare la natura, le montagne. Da ragazzo, durante i campi parrocchiali, si andava sempre in alta montagna. Scioccamente pensavo che i sentieri fossero soltanto prerogativa dell’alta montagna perchè in appennino avevo avuto esperienza solo di carrarecce o strade asfaltate, mai di sentieri.
Un giorno, di ormai quindici anni fa, ho deciso, sollecitato da alcuni racconti, di provare un sentiero in una parte di appennino che mi era un po’ più familiare, ma non abbastanza.
Bene, consideriamo che questa esperienza poteva essere la fine di tutto ovvero la fine di qualcosa che non era nemmeno iniziato poiché è stata un’esperienza molto provante, che non avrebbe lasciato alcun dubbio.
Io ero solo e quasi con nessuna esperienza, forse anche un po’ incosciente, ero tranquillo però che, se le cose fossero diventate non sicure, avrei potuto abbandonare in qualsiasi momento. Fortunatamente avevo con me una delle prime applicazioni sul cellulare che mi consentiva di sapere la mia posizione e capire se ero sul sentiero oppure no, ma questo comunque non eliminò difficoltà ed errori.
Già all’inizio del percorso c’era qualcosa che non tornava e ragionavo tra me: “Ma il sentiero non dovrebbe essere qui?! Dove ci sono queste sterpaglie?”, purtroppo non si capiva bene, non c’era la segnaletica bianco-rossa e io ingenuamente davo la colpa all’applicazione e al fatto che la stavo usando per la prima volta. Il sentiero per la verità era lì ma io ancora non lo sapevo! Ho deciso quindi di prendere la cavedagna davanti a me bella, larga, definita, evidente… poi più avanti lo è diventata sempre meno, ma io ancora non lo sapevo! Fortunatamente il tragitto si è trasformato in un sentiero più o meno evidente che senza particolari preoccupazioni mi ha portato dove dovevo arrivare; ho visto panorami, prati, boschetti facendo incontri con animali sfuggenti e sentendo le voci e i suoni della natura. È stato per me molto molto entusiasmante considerando anche la sensazione di avventura che si era creata.
Dopo una breve sosta sarei potuto tornare da dove ero venuto, ma invece con un po’ di curiosità, ma anche di cocciutaggine mi sono detto: “Sai che c’è…adesso provo a rintracciare il sentiero, quello da cui sarei dovuto arrivare e trono da lì!”. Bene, riesco a rintracciarlo e lo seguo senza grossi problemi… ma fino a un certo punto. Tutto procede bene, bello in mezzo a dei prati finché non arrivo a un gruppo di case diroccate, ormai abbandonate da tempo. Il sentiero sembrava che si inoltrasse in mezzo alle case dove però c’erano rovi, edere, erbe alte, insomma non si riusciva a passare. Qui l’avventura è stata quella di individuare un percorso alternativo, aggirare l’ostacolo e riuscire a proseguire. Gli ostacoli però non erano finiti…ma ancora non lo sapevo! Più avanti arrivo in un altro punto pieno di cespugli e rovi, purtroppo sembrava che il sentiero dovesse andar dritto proprio di lì. Anche in questo caso sono riuscito a trovare un altro punto in cui passare e arrivare finalmente in un bel boschetto dove ho trovato qualche segnale, ma il sentiero andava a zig zag e non era facile seguirlo, era sicuramente più facile perdersi. Finalmente sono arrivato in fondo al boschetto e cosa è successo? Mancavano circa 10-20 minuti prima di arrivare al punto da cui ero partito, ma cosa ho trovato? Quel punto con l’erba alta, con le erbacce che avevo volutamente scartato all’inizio e anche una piccola scarpata su cui dovermi arrampicare.
Alla fine ce l’ho fatta, ma è stata veramente un’avventura.
Da quel momento è iniziato tutto il percorso che mi ha portato ad essere una guida: è scattata in me una voglia incredibile di conoscenza, di scoperta dei luoghi, della natura che mi ha stimolato e sprona tutt’oggi a camminare in lungo e in largo i sentieri dell’appennino, a frequentare corsi di aggiornamento per accontentare quella voglia di sapere che da allora mi accompagna sempre di più.
Quel giorno sono riuscito a prendere l’esperienza fatta dal lato positivo, a guardare più in là delle difficoltà che ho dovuto sopportare!
Sono sempre stato amante della natura tantissimo perché mi sento a casa e trovo uno “spazio” in cui riesco a stare tranquillo, in pace, ritrovare un po’ il mio centro. Ho sperimentato che lo stare in natura ci aiuta a rimettere in moto tutta una serie di meccanismi nostri interni che si attivano maggiormente con il movimento e in ambiente.
Spessissimo ho trovato delle idee, durante il cammino, che mi hanno aiutato a risolvere problemi la cui soluzione mi risultava difficile.
È nata poi, praticamente da subito, anche la voglia di rendere partecipi le altre persone delle bellezze che vedevo, delle sensazioni che provavo. Credo che questo ci accomuni un po’ tutti: quando ci sono situazioni che ci piacciono, abbiamo voglia di coinvolgere anche gli altri, per far sì che anche loro possano goderne.
Si è fatta avanti dentro di me questa idea di diventare guida e di portare le persone in cammino, non solo per far vedere posti belli o posti che suscitano emozioni positive, ma anche per raccontarne la storia e per farne scoprire le particolarità.
Oggi non solo faccio questo con i gruppi, ma anche attraverso attività nelle scuole e con le aziende e sento che tutto ciò mi appartiene veramente e anche coloro che mi conoscono lo sentono e spesso me lo dicono che trasmetto una passione coinvolgente. Il bello è anche che non solo riesco a trasmettere conoscenze ed esperienze in modo positivo, ma ricevo tantissimo dalle persone che accompagno attraverso i loro riscontri, riguardo alle loro esperienze, racconti, posti che mi vengono suggeriti che non conosco e così via. Ma c’è anche un’altra cosa che mi fa capire di essere sulla strada giusta e mi rende felice ed è il vedere come le persone si “trasformino” positivamente durante il cammino: alla partenza arrivano sicuramente contente di fare l’esperienza, ma comunque appesantite dalla settimana lavorativa o dalle loro preoccupazioni e alla fine del percorso arrivano che sono come rinate, alleggerite, sorridenti, spensierate; certamente i loro i problemi non sono scomparsi, ma hanno la possibilità di affrontarli con una prospettiva diversa e serenità. Questo per me è veramente il top! E poi succede anche che si formino nuove amicizie, sboccino nuovi amori… indubbiamente si condivide un pezzetto di vita con altre persone che hanno deciso di essere lì quel giorno!
Di un’altra cosa sono fermamente convinto e oggi ne sto facendo il mio “cavallo di battaglia”, la natura tutta è uno degli elementi essenziali che riguardano e accomunano tutti noi. Noi veniamo da ambienti naturali, tutti noi abbiamo origini, per quanto possano essere lontane, di antenati che vivevano in natura.
La natura faceva parte integrante della loro esistenza, noi oggi (almeno per chi vive in città) ce ne siamo un po’ dimenticati perché ne siamo sempre più distanti, ma la natura è il nostro luogo d’origine ed è lì che riusciamo a stare veramente bene. So che per molti la natura sembra soltanto un contorno: gli alberi delle città paiono delle decorazioni, le aiuole soltanto una bordura, ma la natura è vita e anche in città, nella poca natura che c’è è un concentrato di vita non solo per le piante, ma anche per gli animali, gli uccelli, gli insetti. Fermatevi solo per un pochettino ad osservare più attentamente cosa succede tra i rami di un albero o in un cespuglio o anche solo ascoltare i richiami degli uccelli che arrivano da una certa zona di un giardino o da un tetto e vi accorgerete che c’è molta più natura e vita di quella che potremmo mai immaginare!
Concludo dicendo che il camminare per me oggi non è soltanto un movimento, uno sport, ma anche e sempre più un tempo di incontro, di scambio, di formazione, di sinergia, di connessione con la natura e con le persone.
Quindi non posso altro cha augurarvi BUON CAMMINO!
Alessio Arbizzani