Donne, Chiesa e 8 marzo: una festa che chiede coerenza

Alcune persone/donne, desiderose di impiegarsi alla gloria e al servizio di Dio…riflettendo sulle attuali circostanze…decisero di istituire una comunità per la missione (Maddalena di Canossa – Piano B6-6 datato 1799)

Questi gli inizi della Congregazione delle Figlie della Carità, sognata da Maddalena di Canossa già nell’ultima decade del 1700 e avviata poi agli inizi del 1800, precisamente nel 1808 a Verona. E’ interessante notare alcuni aspetti: Maddalena si pensa insieme ad altre donne, fa rete con loro ed è attenta ad intessere relazioni operative con altri agenti sociali e pastorali che percepiscono le esigenze educative, caritative e di evangelizzazione che si colgono nel contesto veronese, ma anche in quello veneziano, milanese, trentino, bergamasco… solo per citare le prime case in cui ha avviato la sua opera. In ogni luogo è capace di attuare una lettura delle circostanze in cui si trova a vivere e avviare opere e attività non episodiche, proprio in base alla lettura compiuta e in collaborazione con le forze più attive e generative di quei luoghi.

Per una “compagnia” di donne che ha già più di 200 anni di vita e che nel frattempo ha avviato varie attività in ogni continente, in diversi contesti religiosi, culturali e sociali, con una attenzione privilegiata per le donne e per le fasce che presentano maggiori fragilità, l’8 marzo non è una celebrazione ornamentale. È un giorno che interroga, scava e mette in luce ciò che ancora non funziona. E tra i luoghi in cui questa tensione si avverte con maggiore forza c’è la Chiesa cattolica: una comunità che proclama l’uguaglianza di tutti davanti a Dio, ma che fatica a tradurla nelle proprie strutture.

Le donne sono la spina dorsale della vita ecclesiale: animano parrocchie, guidano opere caritative, sostengono comunità intere. Eppure, quando si passa ai ruoli decisionali, ai ministeri riconosciuti, alle responsabilità che contano, la loro presenza si assottiglia fino quasi a scomparire, come evidenziato anche nell’Assemblea sinodale delle chiese che sono in Italia, nel documento di sintesi (cf Lievito di pace e di speranza. Documento di sintesi del cammino delle chiese che sono in Italia, n. 71).

È questa una sproporzione che non può essere ignorata, soprattutto in un giorno come l’8 marzo.

La Scrittura stessa – come pure le varie esperienze femminili, di cui abbiamo visto sopra un esempio in Maddalena di Canossa – offre spunti che mettono in discussione questa asimmetria. Nell’Antico, come nel Nuovo Testamento, sono varie le immagini di donne che non parlano di subordinazione, ma di autorevolezza, intraprendenza, capacità di guidare. È difficile non vedere, in ciò, un invito a riconsiderare il modo in cui la Chiesa riconosce — o non riconosce — la leadership femminile (per tutte si può leggere il ricco elenco che Paolo fa nella Lettera ai Romani al cap. 16).

L’ultimo Sinodo dei Vescovi che aveva come tema proprio la sinodalità, l’Assemblea sinodale della Chiesa italiana, hanno introdotto un linguaggio nuovo: ascolto, partecipazione, corresponsabilità. Per la prima volta, donne e uomini laici hanno avuto un ruolo più visibile nel processo. Si è parlato di ministeri, diaconato femminile, leadership pastorale. Segnali importanti, che mostrano una Chiesa consapevole di non poter più ignorare la voce delle donne, consapevole che non si potrà fermare quello che viene dallo Spirito Santo (Documento Finale n. 60)

Ma resta una domanda sospesa: queste aperture saranno un punto di svolta o un compromesso elegante? In realtà finché le donne potranno fare quasi tutto tranne ciò che implica parola riconosciuta, autorità sacramentale o governo, la contraddizione rimarrà evidente. E rischia di diventare un problema di credibilità.

C’è in tutto questo un aspetto che merita particolare attenzione: come vivono tutto questo le giovani donne?
Molte di loro crescono in una società che – pur con mille limiti – parla di parità, autonomia, diritti. Sono abituate a vedere donne dirigere aziende, insegnare all’università, guidare movimenti sociali, ricoprire ruoli politici. Poi entrano in una Chiesa in cui, improvvisamente, tutto questo sembra sospeso. Non è raro sentirle dire che si sentono ascoltate, ma non rappresentate. Presenti, ma non riconosciute. Necessarie, ma non decisive.
Alcune restano, con pazienza e speranza. Altre si allontanano, non per mancanza di fede, ma perché faticano a trovare un luogo in cui la loro voce abbia davvero peso. E questa è una perdita enorme, non solo per loro, ma per la Chiesa stessa.

Una comunità che non riesce a parlare alle nuove generazioni – e soprattutto alle giovani donne – rischia di diventare autoreferenziale, incapace di rinnovarsi, incapace di incarnare quel Vangelo che proclama.

Non si tratta di rivendicare potere, né di importare modelli sociali nella vita ecclesiale. Si tratta di coerenza. Di fedeltà al Vangelo. Di credibilità.
Una Chiesa che parla di giustizia e uguaglianza non può permettersi di mantenere una struttura che appare – e spesso è – sbilanciata e maschile. Non può chiedere al mondo ciò che non pratica al proprio interno.

La festa della donna pertanto può diventare un invito alla Chiesa: non una protesta sterile, ma una domanda che nasce dall’amore per la comunità cristiana e dal desiderio di vederla più fedele al messaggio che annuncia.

Le donne non chiedono privilegi. Chiedono riconoscimento. Chiedono spazio. Chiedono che la loro voce non sia solo ascoltata, ma accolta. Chiedono che il Sinodo non resti un esercizio di stile, ma diventi un passo concreto verso una Chiesa più inclusiva.

E forse l’8 marzo serve proprio a questo: a ricordare che la dignità non si celebra, si pratica. Anche – e soprattutto – nella Chiesa.

sr. Filomena Rispoli

-Papa Francesco, XVI ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI, Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione

-Lievito di pace e di speranza. Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia

-ARMANDO MATTEO, La fuga delle quarantenni. Il difficile rapporto delle donne con la Chiesa, Rubettino ed. 2012

-Morra Stella, https://ilregno.it/regno-delle-donne/blog/la-presa-della-parola-piu-rivoluzionaria-della-presa-della-bastiglia