Evviva la tua libertà!

25 aprile 2026. Una festa? Una ricorrenza? Una semplice giornata? Un ponte per allungare le vacanze? Sì, esatto! Un ponte… Un ponte tra tutte queste definizioni.

Il 25 aprile è una festa, anzi, la festa della Liberazione italiana dal nazi-fascismo nel 1945, anno in cui l’Europa era devastata, stanca, decimata, affamata, povera ma anche incredibilmente viva, con tanta volontà di ripartire, di ricostruire, di rimboccarsi le maniche. Ora l’Europa e l’Italia vivono una situazione di benessere e ricchezza – ad eccezione di alcune zone ancora depresse – ma senza la grinta, la forza e l’energia collettiva che servono a far brillare quei valori democratici a noi vicini. Oggi la maggior parte dei cittadini è distante, noncurante della situazione politica mondiale, spenta, disillusa, ancorata ai luoghi comuni. La scarsa affluenza alle urne ne è un esempio, anche se l’insolita partecipazione all’ultimo referendum dà qualche speranza. Come allora, c’è ancora bisogno di impegno, di partecipazione, di informarsi realmente e di avere cura degli altri. Ricordiamoci sempre che la politica è interesse per il bene comune. Insieme – io, noi, tutti – possiamo, dobbiamo.

Il 25 aprile una ricorrenza? Certo, perché ogni anno ricorre questa data per ricordarci con veemenza e solennità che bisogna sempre rimanere in allerta, tenere le antenne diritte per monitorare la situazione e, se necessario, intervenire, fare, resistere, agire. Tutto questo per ringraziare chi veramente ha pagato con la vita per la nostra libertà, quella libertà che a volte – e talvolta troppo spesso – utilizziamo per andare sui social, lamentadoci del nulla e arrabbiandoci con l’altro a causa di una qualunque fake news.

Basta! Oggi più che mai abbiamo bisogno di ringraziamenti, gentilezza, pazienza, cultura.

Il 25 aprile un semplice giorno? Sì! Perché il 25 aprile è importante come il 4 marzo, il 13 luglio o il 25 ottobre. O del 29 dicembre, perché no. Tutti i giorni sono importanti. Tutti i giorni sono occasioni colte o sprecate per migliorare il nostro mondo, il nostro continente, il nostro stato, la nostra città, il nostro paese, la nostra scuola! Certo, il 25 aprile non si va a scuola, ma è solo attraverso lo studio attivo, oggettivo e non passivo – quello fatto solo di date, eventi, verifiche, voti – della storia che ciascuno di noi può sviluppare un pensiero critico, non fuorviato da social, dai genitori, dagli insegnanti, dai politici, dai dittatori. Un pensiero solo mio, che potrà talvolta coincidere con quello del giornalista o del presidente di turno, ma sarà comunque e sempre mio, originale, puro, ponderato, espresso liberamente.

Il 25 aprile un ponte per le mie vacanze? Ma certo! Perché ora posso andare in vacanza grazie al mio stipendio, grazie allo Statuto dei lavoratori, grazie a tutti coloro che sono morti per liberarci dalla prepotenza, dagli slogan, da una bandiera opprimente, dall’ignoranza. Evviva il 25 aprile! Evviva la scuola! Evviva la tua libertà!

Matteo Mirandola, docente della Sfp Canossiana di Verona