IL MONDO, UN TESTO DA LEGGERE E DA ASCOLTARE

A Venezia il primo appuntamento del nuovo percorso triennale delle scuole canossiane dedicato a Leggere, scrivere e far di conto nell’epoca delle tecnologie informatiche

 

Leggere, scrivere e far di conto sono da sempre le competenze fondamentali dell’educazione. Lo erano già nelle scuole di carità volute da Maddalena di Canossa agli inizi dell’Ottocento e continuano a esserlo oggi, in un mondo profondamente trasformato dal progresso tecnologico e dall’intelligenza artificiale.

Da questa consapevolezza è nato il nuovo percorso formativo triennale promosso da ENAC per il personale delle scuole canossiane. Il primo seminario, svoltosi a Venezia, è stato l’occasione per interrogarsi sul significato del leggere nel XXI secolo.

Leggere, all’apparenza, è un gesto semplice: si tratta di osservare e riconoscere dei segni grafici e trasformarli in parole; dietro questa operazione, però, si nasconde qualcosa di più grande, perché leggere è imparare a interpretare la realtà, coglierne la complessità e sviluppare uno sguardo capace di andare oltre le apparenze.

I diversi relatori che si sono succeduti hanno cercato di offrire strumenti conoscitivi, ermeneutici e metodologici per leggere e ascoltare il mondo contemporaneo.

Il mondo è un testo da leggere

Ad aprire il seminario è stata la sociologa Marianella Sclavi, che ha invitato i partecipanti a riflettere sul valore dell’ascolto attivo. In una società sempre più polarizzata, siamo spesso portati a giudicare immediatamente ciò che gli altri dicono, classificandolo come giusto o sbagliato, vero o falso, amico o nemico. Questo atteggiamento rischia però di semplificare una realtà che è invece complessa e ricca di sfumature.

L’ascolto attivo propone un percorso diverso: sospendere il giudizio, cercare di comprendere il punto di vista dell’altro e riconoscere che nessuna prospettiva, da sola, è sufficiente a spiegare il mondo. È proprio dall’incontro tra punti di vista differenti che può nascere quella che Sclavi definisce intelligenza collettiva, cioè la capacità di una comunità di comprendere problemi complessi meglio di quanto potrebbe fare ciascuno da solo. In questo processo le differenze non rappresentano un ostacolo, ma una risorsa che rende possibile l’emergere di idee nuove e soluzioni creative.

Per allenare questa capacità è necessario imparare a moltiplicare gli sguardi sulla realtà. Tra le strategie suggerite da Sclavi vi è anzitutto l’umorismo, che ci aiuta a cogliere l’aspetto inatteso delle situazioni e a riconoscere che ciò che consideriamo ovvio o naturale può essere interpretato anche in modi diversi. Un secondo strumento è l’intercultura, che invita a confrontarsi con persone, linguaggi e tradizioni differenti. L’incontro con altre culture mostra come significati, comportamenti e modi di leggere la realtà possano cambiare a seconda dei contesti. Infine, un ruolo importante è svolto dalla gestione creativa dei conflitti, grazie alla quale i conflitti vengono visti come un’occasione per far emergere prospettive diverse e interessi spesso nascosti. Quando vengono affrontati in modo costruttivo, possono diventare uno spazio di apprendimento reciproco e di ricerca di soluzioni innovative.

Leggere il mondo, in fondo, significa proprio questo: riconoscere che esistono sempre più modi per interpretarlo.

Dal leggere al comprendere. Il contributo di Bernard Lonergan

Il seminario si è poi spostato dal tema dell’ascolto a quello della comprensione grazie all’intervento di Pierpaolo Triani, che ha presentato alcuni aspetti del pensiero del filosofo e teologo canadese Bernard Lonergan. Al centro della sua riflessione vi è una domanda: che cosa significa conoscere? Secondo Lonergan, comprendere è cogliere relazioni, connessioni e significati, non semplicemente vedere o registrare dati.

Ogni autentica comprensione nasce dall’attenzione e dalla capacità di porsi domande, ed è quel momento in cui qualcosa si illumina improvvisamente e la realtà acquista un significato nuovo. Per questo comprendere ha sempre una forza trasformativa: quando capiamo davvero qualcosa, non possiamo più guardarlo con gli stessi occhi di prima. La scuola, allora, non può limitarsi a trasmettere nozioni, ma è chiamata a coltivare negli studenti il desiderio di interrogarsi sul mondo che li circonda.

Un aspetto particolarmente significativo del pensiero di Lonergan riguarda inoltre il carattere non autoreferenziale della comprensione. Le nostre interpretazioni sono sempre influenzate dalle esperienze, dalle domande e dagli orizzonti di significato che ci abitano; dunque comprendere richiede il confronto con gli altri, ed è nel dialogo e nella collaborazione che si aprono nuove possibilità di lettura della realtà.

In questa prospettiva, la lettura, soprattutto quella narrativa, rappresenta una palestra privilegiata di formazione umana, perché ci abitua a osservare, interpretare, valutare e prendere posizione di fronte alle vicende e alle scelte dei personaggi, esercitando così le nostre capacità di giudizio e di comprensione.

Leggere il mondo dopo le macchine

L’ultima giornata ha affrontato una delle grandi questioni del presente: il rapporto tra educazione e intelligenza artificiale. Secondo Massimo Chiriatti, tecnologo e dirigente informatico, la vera sfida è comprendere come funzionano questi strumenti e quali sono i loro limiti.

L’intelligenza artificiale può elaborare dati, produrre contenuti e supportare molte attività, ma non possiede consapevolezza, responsabilità o capacità di attribuire significato a ciò che genera; in altre parole, può fornire risposte, ma non comprenderne il senso. Diventa allora essenziale educare le nuove generazioni a un uso consapevole di queste tecnologie, affinché sappiano porre domande pertinenti, valutare le risposte ottenute e mantenere sempre un ruolo attivo nei processi di apprendimento e di decisione.

Nuove metodologie per allenare il pensiero aperto

Anche i laboratori condotti da Elena Mosa e Silvia Panzavolta, ricercatrici di INDIRE, dedicati al Debate e al Making Learning and Thinking Visible, hanno ribadito come, in un mondo complesso, la scuola debba diventare una palestra di pensiero.

Argomentare, confrontarsi con idee diverse, rendere visibili i propri processi di apprendimento e imparare a sostare nelle domande sono competenze sempre più necessarie. Più che acquisire conoscenze, qui si impara a costruire significati e a leggere la realtà da prospettive differenti.

Una sfida educativa che continua

Il seminario di Venezia ha aperto un percorso che accompagnerà le scuole canossiane nei prossimi anni. Se leggere, scrivere e far di conto restano le competenze fondamentali dell’educazione, oggi esse chiedono di essere ripensate alla luce delle trasformazioni culturali e tecnologiche in atto. La sfida, in fondo, rimane la stessa di sempre: formare persone capaci di conoscere il mondo, ma soprattutto di comprenderlo, interpretarlo e abitarlo con responsabilità. In un tempo in cui le informazioni sono sempre più accessibili e le tecnologie stanno trasformando il nostro modo di apprendere, comunicare e lavorare, il vero compito dell’educazione continua a essere quello di aiutare ciascuno a sviluppare uno sguardo aperto e profondamente umano sulla realtà.

sr. Alessandra Cantaluppi, insegnante di Lettere, Istituto Canossiano Feltre (BL)