Come trasformare i giorni di riposo in un’opportunità per rigenerare la nostra essenza.
L’estate arriva spesso come un sospiro di sollievo dopo mesi trascorsi a “sopravvivere” agli impegni del calendario. La luce che attraversa questi giorni, il caldo, ci invitano a rallentare, a cercare nuovi e ampi spazi e a godere magari del silenzio lontano dal frastuono abituale oppure a tuffarsi in contesti ove la confusione e le ‘animazioni’ ci possono alleggerire dai pesi di un anno lavorato con intensità e routine. Tuttavia, proprio questa spinta verso la libertà può nascondere un rischio sottile: scambiare la distrazione per un riposo rigenerante.
Il rischio della distrazione come fuga
E’ possibile che l’estate diventi come una fuga da qualcosa, senza sapere bene verso chi o cosa stiano andando. Ci immergiamo in attività che poi chiamiamo “relax” (per es. lo scrolling infinito o certa apatia passiva) che però, paradossalmente, risucchiano energia invece di nutrirci e tornare dalle vacanze ancora più stanchi di prima. È quello che potremmo definire un “tempo risucchiante”, come un momento di svuotamento che ci allontana da ciò che può essere un nutrimento per le nostre giornate e, talvolta, la vita intera.
Il riposo come ritorno a sé
Il vero riposo non dovrebbe portarci ad un’assenza da noi stessi, ma un ritorno verso se stessi. È l’opportunità per far respirare le nostre parti migliori come quegli aspetti di noi più autentici che desiderano esprimersi liberamente fuori dalle pressioni della performance quotidiana. Significa imparare a “stare nella domanda”, quelle di fondo, invece di cercare risposte immediate come spesso accade nella quotidianità, difendendo almeno piccoli spazi di tempo per attività che alimentano davvero la nostra essenza più profonda.
Costruire una cattedrale nel tempo del riposo
Come trasformare l’estate in una vera “cattedrale nel tempo” per me stesso e i miei cari? Non si tratta di aggiungere altri impegni, ma di cambiare il modo in cui facciamo le cose, riportando l’attenzione su quella bussola interiore che ci dice cosa ci fa sentire davvero vivi. Perché la qualità del nostro tempo non dipende dalle cose che facciamo, ma dalla presenza che mettiamo in ogni singolo istante, anche durante le vacanze, anche mentre ci divertiamo.
Seguire le tracce: la tradizione come bussola
Le Feriae Augusti (Ferragosto per noi) nascono come un periodo di riposo al termine dei lavori estivi della campagna volute dall’imperatore Ottaviano Augusto come giusto premio per le fatiche cui ci si era sottoposti. Si scandiva anche così la ciclicità del tempo nel ritmo lavoro-riposo.
Spesso i cristiani hanno attinto ai calendari antichi e hanno aggiunto eventi e persone della fede per ritmare proprio il tempo di crescita spirituale. Dal calendario cosiddetto romano, proprio dei cristiani, possiamo osservare alcuni modelli per ritrovare stimoli che ri-attivano le proprie origini e il senso del tempo che scorre. Come appunti per un viaggio brevissimo nel tempo di questa lettura, prendiamo solo alcuni giorni, ad esempio, lasciando a ciascuno di approfondire secondo le proprie sensibilità.
Il 6 agosto ci viene indicata la Festa della Trasfigurazione: la divinità che siamo ci viene mostrata attraverso ciò che Gesù ci fa prefigurare sul monte Tabor in maniera straordinaria. Solo alcuni che si mettono in cammino davvero possono fare questa esperienza. E’ davvero proprio così?
Tra il 10 e l’11 guardiamo le stelle nel cielo e, dove l’inquinamento luminoso non ha ancora sopraffatto queste meraviglie, celebriamo giorno 10 san Lorenzo, diacono della prima chiesa cristiana: lo sciame meteorico delle Perseidi viene metaforicamente associato alle sue lacrime. Che cosa vorrà dire? E poi l’11 poi festeggiamo santa Chiara d’Assisi. È una delle figure femminili più venerate al mondo. Nel 1958 papa Pio XII la proclamò patrona della televisione e delle telecomunicazioni, poiché si racconta che in punto di morte assistette alle celebrazioni della Notte di Natale proiettate sulle pareti della sua cella. Che stranezze per noi oggi!
Tra il V e il VI secolo i cristiani cominciarono a ricordare il transito di Maria, la madre di Gesù, ed oggi si celebra proprio il 15 agosto. I cristiani latini e quelli di oriente festeggiano in maniera diversa: la festa in occidente è sovrastata dal dogma del 1950 che stabilisce che la Madonna, terminata la vita terrena viene assunta in cielo anima e corpo. Ed è così per noi la Festa dell’Assunta.
In oriente, dopo una lunga preparazione di 14 giorni, si festeggia la Dormizione di Maria. Potremmo parlare come di una morte lunga poiché, dopo tre giorni dalla deposizione nel sepolcro, una delle diverse tradizioni in merito, ci narra che l’apostolo Tommaso al sepolcro scoprì che il corpo e l’anima di Maria erano stati portati in cielo da Cristo. Due modi diversi di vedere la fine e l’inizio della nuova vita potrebbe dire qualcuno, ma stiamo parlando di una donna eccezionale, altri potrebbero aggiungere.
Un passo consapevole verso la trasformazione
L’estate, dunque, potrebbe rivelarsi non come una semplice sospensione della vita, ma come un’opportunità preziosa per riorientare il nostro sguardo. Lasciarsi ispirare ad esempio da questi passaggi che ci sono stati trasmessi come punti di riferimento luminosi, significa scegliere di non distrarci da noi stessi, ma di riconnetterci con la nostra dimensione più autentica, profonda. Che siano la luce delle stelle, il silenzio di un istante di preghiera o la bellezza di una storia antica, ogni giorno estivo può diventare un passo consapevole sul sentiero della nostra umanità, trasformando una semplice vacanza in un autentico cammino di trasformazione interiore, alla ricerca di nuove vere profondità e autentiche vie di crescita esistenziale.
Francesco Paolo Monaco, Docente e Formatore a Bologna